giovedì, 27 dicembre 2007

L'operaio della ThyssenKrupp

Carissimi spettatori del palcoscenico della mia esistenza,
manca poco all'inizio di un nuovo anno.
Prima di lasciare il 2007, e prima di lasciarvi allo spumantino e ai miei auguri... volevo dedicare l'ultima poesia del mio anno di blog... a coloro a cui ho pensato maggiormente nelle ultime settimane.
Agli operai, e alle famiglie degli operai della Thyssenkrupp.
Forse le mie parole non verranno ascoltate o lette direttamente da coloro che hanno sofferto e stanno soffrendo tuttora la scomparsa dei loro uomini... dei loro sogni e dei loro ritorni alle case e agli abbracci delle famiglie.
A queste persone, auguro... ch'io non possa mai più scrivere una poesia simile.
Auguro che la cronicità della morte sul lavoro possa crollare e frantumarsi in milioni di pezzi.
Auguro che lo Stato Italiano si comporti da Vero Stato Italiano, e non come una Falsa Repubblica, nei confronti dei responsabili e dell'indifferenza imprenditoriale.
Auguro che ogni persona onesta della Terra venga a bussare alla vostra porta, e lasciarvi un sorriso e una parola di conforto.
Dono a voi il mio inchino... ma soprattutto, il mio abbraccio di vita e speranza.

E allargando il dono a chiunque passerà di qui, dico:
Auguri di una serena fine e di un meraviglioso principio.
Buon 2008.

Au revoir.



Lentamente, ce ne andiamo.
Fra cenere e ricordi.
Nel sonno dei padroni.
Con rabbia e paura.

Notte tra le fiamme.
Fra urla e caos.
Nella fretta della catena.
Senza più un senso.

Sirene diverse dal lavoro.
Fra le grandi idiozie.
Nelle ossa ormai inutili.
Con pomposità quasi deplorevole.

Le ore. Le ultime. Le nostre.
Rubate a una speranza di farcela.
Strappate a una violenza di fatica.
Fa freddo. E' strano. Per noi.

Il calore è scomparso.
Il fuoco è estinto.
Forse sono i pompieri.
Forse, gli occhi sbarrati.

Il panico è dissolto.
Solo nebbia, tra noi.
Nebbia pesante. Metallica. Assassina.
Prefabbricata dai nostri giorni.

Giorni che non finivano.
Ore che non passavano.
Adesso siamo in pausa.
Pare non finirà mai.

Bastarda, vigliacca, infinita guerra. Inutile martirio.
E questi soldati non torneranno più.
Alle loro case. Dalle loro mogli.
Madri. Figli. Amici per cui vivere.

Nessun giorno è bianco.
Ogni anno è rosso.
Rosso di noi martiri.
Anche nei giorni festivi.

Ormai siamo a Natale.
Avrei voluto fare regali.
E avrei voluto riceverne.
Mi mancano queste cose.

Sembrano banali, certi discorsi.
Vita quotidiana. Piccoli sogni.
E ora, cosa diremo?
Diremo solo: eravamo operai.


Sinceramente e teatralmente.
R.M.N.
Parole, fuoco e arte di: napartaud alle 14:52 | link | commenti (12)
Categorie: 25 novembre 2005, opinione umana teatrale interna
giovedì, 20 dicembre 2007

Apologia di un teatrante

Carissimi,
oggi voglio raccontarvi un aneddoto che ho vissuto sulla pelle del mio palcoscenico.
Forse ve lo annuncio con un po' di ritardo, ma... la prima domenica di questo mese, il 2 dicembre, ho ricevuto una menzione letteraria ad un concorso poetico nazionale tenutosi ad Angiari, in provincia di Verona.
Il concorso, intitolato "Giovani talenti... e non solo" ha ritenuto opportuno di segnalare la mia poesia tra tutte le opere presenti. Pensate che su quasi duecento poesie... ne sono state segnalate soltanto una decina.
Un buon risultato, non vi pare?
Niente soldi, però... sono stato segnalato e basta, i vincitori sono saliti su un altro carro... c'est la vie!!!
E ora, sotto questo periodo di feste... donovvi la fantomatica poesia.
Prima, però, voglio anche lasciarvi la motivazione della segnalazione da parte della giuria.

"Con efficacia espressiva il testo comunica l'alternanza emotiva del teatrante attraverso gli accostamenti descrittivi di quel mutevole scenario ove la vita, calcando la precarietà del palco scricchiolante dell'esistere, narra, impietosa, la sua storia."

Un inchino a voi tutti.
E auguri di buone feste da parte del poetartisteatrante.
Au revoir.


Sul palco.
Acqua gelida cade
dal cielo dei miei occhi.
E un cuore malato
recita vita.

Ascoltami, asse di legno scricchiolante.
Quanto sangue sul viso,
quante spade spezzate
nel buio dello spettacolo.
Applausi nascono e ci sfiorano.

Non più tenerezza, nella luce.
Solo sguardi vitrei,
altalenanti tremore e morìe
nelle voci che ti dono.
Urlando, in ginocchio.

La polvere mi parla,
succhia il mio respiro.
Non avrò più voce.
Solo pensieri da accarezzare,
fuochi da far morire.




Sinceramente e teatralmente.
R.M.N.
Parole, fuoco e arte di: napartaud alle 10:57 | link | commenti (17)
Categorie: 25 novembre 2005, opinione umana teatrale interna
giovedì, 13 dicembre 2007

Ode a una penna

Carissimi,
su questo palco in questi giorni è presente una piccola novità.
Tutte (o quasi tutte) le versioni audio registrate in questi due anni di blog sono state raccolte all'interno del Radio Blog, il mio immancabile scudiero di sottofondo per questo palco.
Inoltre, volevo aggiungere una piccola cosa... sul palcoscenico della nostra esistenza, sabato 15 dicembre, qui a Vicenza, si terrà la manifestazione europea contro il Dal Molin.
Spero di vedere tutti voi, a questa marcia di speranza e di pace.
Ed ora, la prosa è finita... andiamo in poesia.
Au revoir.


Il sospiro che indossi.
Caos di convulsioni nel vento.
Miele gronda dalla bocca tremante.
Lame roventi cantano dalla luna.
Incastro di necessità e sogni.
Blocco temporale e spazio incerto.

Il bacio che assapori.
Idolatrìa di lingue e orifizi.
Pugni alzati contro il silenzio.
Assassinio della notte in complicità.
Calcio sferrato a gelide idiozie.
Amplesso sconsacrato da una parola.

La carezza che attendi.
Voce celeste del ritorno inaspettato.
Rugiada in un terreno incolto.
Urla incessanti dalla scala umana.
Nebbie figlie del mondo nuovo.
Note angeliche dalle dita dorate.

L'abbraccio che desideri.
Attenuazione del disturbo della vita.
Cerchio dilatabile a lunghe frequenze.
Corpo candido altisonante a trafiggerti.
Battito cardiaco in continua rivoluzione.
Penetrazione sviscerante il tempo trascorso.

L'amore che vivi.
Alba che dorme sui prati.
Passi che corrono nel sole.
Ricordi vivi sulla pelle gioiosa.
Gioco di onde e lenzuola.
Luce di sorrisi nel cuore.

Tu, torpore delle mie vele
saluti le ali delle onde.
E io, naufragando, ti osservo.

Tu, tempesta che ti dissolvi
lentamente fra le mie dita.
E io, cadendo, ti stringo.

Tu, tramonto screziante la pelle
di questo mio sogno incerto.
E io, poetando, ti prego.

Ama questa mia tenera pazzia.




Sinceramente e teatralmente.
R.M.N.
Parole, fuoco e arte di: napartaud alle 18:19 | link | commenti (11)
Categorie: 25 novembre 2005, opinione umana teatrale interna

Eccomi

"Io sono nato libero... o almeno, lo voglio credere. E se dovrò morire, morirò seguendo la mia libertà... insieme a tutti voi... perché è anche la vostra!!!"

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