La guerra - Mihai Beniuc
C’è chi gioca con la propria testa,
ma questa non è che una sola palla
lanciata in alto
o rotolata per terra,
presa con la mano
o colpita col piede:
non è che un’unica palla.
Ma c’è chi gioca con la testa degli altri,
con molte teste alla volta, con tutte
le teste,
afferrandole a volo, lanciandole
in aria, con metodo,
senza che qualcuna cada,
così da riempire l’orizzonte,
lo zenit,
i punti cardinali.
Ah, quante teste stanno volando!
Tra di loro non trova posto neppure una rondine,
neppure un raggio di sole.
Poi, di colpo, il gioco finisce
e la terra
è disseminata di teste.
ma questa non è che una sola palla
lanciata in alto
o rotolata per terra,
presa con la mano
o colpita col piede:
non è che un’unica palla.
Ma c’è chi gioca con la testa degli altri,
con molte teste alla volta, con tutte
le teste,
afferrandole a volo, lanciandole
in aria, con metodo,
senza che qualcuna cada,
così da riempire l’orizzonte,
lo zenit,
i punti cardinali.
Ah, quante teste stanno volando!
Tra di loro non trova posto neppure una rondine,
neppure un raggio di sole.
Poi, di colpo, il gioco finisce
e la terra
è disseminata di teste.

Mihai Beniuc
A reprendre depuis les élections.
Au revoir.
Sinceramente e teatralmente.
R.M.N.
Parole, fuoco e arte di: napartaud alle 12:16 | link | commenti (7)
Categorie: teatramarcord, opinione umana teatrale interna, opinione umana teatrale estera
Categorie: teatramarcord, opinione umana teatrale interna, opinione umana teatrale estera
Back in blog + "Sul lavoro" – Kahlil Gibran
..e rieccomi di ritorno, anche se per dare soltanto una rassettatina a questo palcoscenico della mia esistenza.
Carissimi spettatori, e soprattutto amici di questo blog... ho importantissime comunicazioni da farvi:
Carissimi spettatori, e soprattutto amici di questo blog... ho importantissime comunicazioni da farvi:
1°
Ho trovato lavoro.
Già, sembra incredibile... eppure eccomi qui, piccolo poetartisteatrante con contratto a tempo determinato. Sarò un umile proiezionista alle porte di Verona fino a luglio, poi... si vedrà.
In questi giorni sto svolgendo un corso di formazione a Milano, ed ecco spiegata la mia assenza dal mondo telematico... e da voi carissimi!!!

..e dimenticavo: auguri di buona Pasqua a tutti!!!
Già, sembra incredibile... eppure eccomi qui, piccolo poetartisteatrante con contratto a tempo determinato. Sarò un umile proiezionista alle porte di Verona fino a luglio, poi... si vedrà.
In questi giorni sto svolgendo un corso di formazione a Milano, ed ecco spiegata la mia assenza dal mondo telematico... e da voi carissimi!!!
2°
Questo è un invito, carissimi:
28 marzo 2008 ore 21:00
TEATRO ASTRA, VICENZA
SERATA FUTURISTA
CENTANNIdiDECLAMAZIONIfuturiste
TEATRO ASTRA, VICENZA
SERATA FUTURISTA
CENTANNIdiDECLAMAZIONIfuturiste
Indovinate chi ci sarà...
E ora, la prosa è finita... andiamo in poesia. Una poesia di Kahlil Gibran, dedicata a tutti i lavoratori del mondo.
Allora un contadino disse:
Parlaci del Lavoro.
E lui rispose dicendo:
Voi lavorate per assecondare il ritmo della terra e l'anima della terra.
Poiché oziare è estraniarsi dalle stagioni e uscire dal corso della vita,
che avanza in solenne e fiera sottomissione verso l'infinito.
Quando lavorate siete un flauto
attraverso il quale il sussurro del tempo si trasforma in musica.
Chi di voi vorrebbe essere una canna silenziosa e muta
quando tutte le altre cantano all'unisono?
Sempre vi è stato detto che il lavoro è una maledizione e la fatica una sventura.
Ma io vi dico che quando lavorate esaudite una parte del sogno più remoto della terra,
che vi fu dato in sorte quando il sogno stesso ebbe origine.
Vivendo delle vostre fatiche,
voi amate in verità la vita.
E amare la vita attraverso la fatica è comprenderne il segreto più profondo.
Ma se nella vostra pena voi dite
che nascere è dolore e il peso della carne una maledizione scritta sulla fronte,
allora vi rispondo:
tranne il sudore della fronte niente laverà ciò che vi è stato scritto.
Vi è stato detto che la vita è tenebre
e nella vostra stanchezza voi fate eco a ciò che è stato detto dagli esausti.
E io vi dico che in verità la vita è tenebre fuorché quando è slancio,
E ogni slancio è cieco fuorché quando è sapere,
E ogni sapere è vano fuorché quando è lavoro,
E ogni lavoro è vuoto fuorché quando è amore;
E quando lavorate con amore voi stabilite un vincolo con voi stessi,
con gli altri e con Dio.
E cos'è lavorare con amore?
È tessere un abito con i fili del cuore,
come se dovesse indossarlo il vostro amato.
È costruire una casa con dedizione come se dovesse abitarla il vostro amato.
È spargere teneramente i semi e mietere il raccolto con gioia,
come se dovesse goderne il frutto il vostro amato.
È diffondere in tutto ciò che fate il soffio del vostro spirito,
E sapere che tutti i venerati morti stanno vigili intorno a voi.
Spesso vi ho udito dire, come se parlaste nel sonno:
"Chi lavora il marmo e scopre la propria anima configurata nella pietra,
è più nobile di chi ara la terra.
E chi afferra l'arcobaleno e lo stende sulla tela in immagine umana,
è più di chi fabbrica sandali per i nostri piedi".
Ma io vi dico,
non nel sonno ma nel vigile e pieno mezzogiorno,
il vento parla dolcemente alla quercia gigante come al più piccolo filo d'erba;
E che è grande soltanto chi trasforma la voce del vento in un canto reso più dolce dal proprio amore.
Il lavoro è amore rivelato.
E se non riuscite a lavorare con amore,
ma solo con disgusto, è meglio per voi lasciarlo e,
seduti alla porta del tempio,
accettare l'elemosina di chi lavora con gioia.
Poiché se cuocete il pane con indifferenza,
voi cuocete un pane amaro,
che non potrà sfamare l'uomo del tutto.
E se spremete l'uva controvoglia,
la vostra riluttanza distillerà veleno nel vino.
E anche se cantate come angeli,
ma non amate il canto,
renderete l'uomo sordo alle voci del giorno e della notte.
E ora, la prosa è finita... andiamo in poesia. Una poesia di Kahlil Gibran, dedicata a tutti i lavoratori del mondo.
Allora un contadino disse:
Parlaci del Lavoro.
E lui rispose dicendo:
Voi lavorate per assecondare il ritmo della terra e l'anima della terra.
Poiché oziare è estraniarsi dalle stagioni e uscire dal corso della vita,
che avanza in solenne e fiera sottomissione verso l'infinito.
Quando lavorate siete un flauto
attraverso il quale il sussurro del tempo si trasforma in musica.
Chi di voi vorrebbe essere una canna silenziosa e muta
quando tutte le altre cantano all'unisono?
Sempre vi è stato detto che il lavoro è una maledizione e la fatica una sventura.
Ma io vi dico che quando lavorate esaudite una parte del sogno più remoto della terra,
che vi fu dato in sorte quando il sogno stesso ebbe origine.
Vivendo delle vostre fatiche,
voi amate in verità la vita.
E amare la vita attraverso la fatica è comprenderne il segreto più profondo.
Ma se nella vostra pena voi dite
che nascere è dolore e il peso della carne una maledizione scritta sulla fronte,
allora vi rispondo:
tranne il sudore della fronte niente laverà ciò che vi è stato scritto.
Vi è stato detto che la vita è tenebre
e nella vostra stanchezza voi fate eco a ciò che è stato detto dagli esausti.
E io vi dico che in verità la vita è tenebre fuorché quando è slancio,
E ogni slancio è cieco fuorché quando è sapere,
E ogni sapere è vano fuorché quando è lavoro,
E ogni lavoro è vuoto fuorché quando è amore;
E quando lavorate con amore voi stabilite un vincolo con voi stessi,
con gli altri e con Dio.
E cos'è lavorare con amore?
È tessere un abito con i fili del cuore,
come se dovesse indossarlo il vostro amato.
È costruire una casa con dedizione come se dovesse abitarla il vostro amato.
È spargere teneramente i semi e mietere il raccolto con gioia,
come se dovesse goderne il frutto il vostro amato.
È diffondere in tutto ciò che fate il soffio del vostro spirito,
E sapere che tutti i venerati morti stanno vigili intorno a voi.
Spesso vi ho udito dire, come se parlaste nel sonno:
"Chi lavora il marmo e scopre la propria anima configurata nella pietra,
è più nobile di chi ara la terra.
E chi afferra l'arcobaleno e lo stende sulla tela in immagine umana,
è più di chi fabbrica sandali per i nostri piedi".
Ma io vi dico,
non nel sonno ma nel vigile e pieno mezzogiorno,
il vento parla dolcemente alla quercia gigante come al più piccolo filo d'erba;
E che è grande soltanto chi trasforma la voce del vento in un canto reso più dolce dal proprio amore.
Il lavoro è amore rivelato.
E se non riuscite a lavorare con amore,
ma solo con disgusto, è meglio per voi lasciarlo e,
seduti alla porta del tempio,
accettare l'elemosina di chi lavora con gioia.
Poiché se cuocete il pane con indifferenza,
voi cuocete un pane amaro,
che non potrà sfamare l'uomo del tutto.
E se spremete l'uva controvoglia,
la vostra riluttanza distillerà veleno nel vino.
E anche se cantate come angeli,
ma non amate il canto,
renderete l'uomo sordo alle voci del giorno e della notte.

Kahlil Gibran
..e dimenticavo: auguri di buona Pasqua a tutti!!!
Au revoir.
Sinceramente e teatralmente.
R.M.N.
Sinceramente e teatralmente.
R.M.N.
Parole, fuoco e arte di: napartaud alle 12:31 | link | commenti (15)
Categorie: 25 novembre 2005, teatramarcord, opinione umana teatrale interna, opinione umana teatrale estera
Categorie: 25 novembre 2005, teatramarcord, opinione umana teatrale interna, opinione umana teatrale estera
Il mio popolo - Jiri Abraham
Colpito
sul viso
da punte di aghi
non ha sanguinato.
E' restato sbalordito.
Colpito
al cuore
dal terrore di una notte
non si è inginocchiato.
E' restato sbalordito.
Colpito
nei sogni
dallo schiaffo della realtà
non voleva credere.
Sbalordito, ha soppesato la propria voce
e ha strappato il collare della storia.
sul viso
da punte di aghi
non ha sanguinato.
E' restato sbalordito.
Colpito
al cuore
dal terrore di una notte
non si è inginocchiato.
E' restato sbalordito.
Colpito
nei sogni
dallo schiaffo della realtà
non voleva credere.
Sbalordito, ha soppesato la propria voce
e ha strappato il collare della storia.

Sinceramente e teatralmente.
R.M.N.






